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"I'd love to be one of those colorful early summer days
When everybody is happy that you came
Everybody smiles back at you
as soon as your eyes cross their eyes
But something has to happen first
I know winter has to come before it blossoms"
cinas in Questione di scelte
winterblossom in Questione di scelte
Bostoniano in Questione di scelte
winterblossom in Questione di scelte
giapatoi in Questione di scelte
winterblossom in Questione di scelte
superpomettomel in Questione di scelte
xanthippe in Questione di scelte
gattosecco in Questione di scelte
LoadingMind in Questione di scelte
Anima Inquieta
bosco di viole e ciclamini
desillusion
diazepam
essenzialmente inutile e assolutamente innocente
gattosecco
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lecorna
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mah
mi frullava in testa
miseria e nobiltÃ
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utente anonimo
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vi spezzo le zampine
vicini
waiting for
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Diciamoci la verità, una buona volta.
Una donna che deve preparare un coccodrillo di due metri e onde schiumose e barche per quarantadue bambini corredate di remi e maniglie
questa donna
può perdere tempo a pensare all'amore passato presente e futuro? Si crede forse costei una novella Scrooge del piffero?
Ma non credo proprio, insomma...
...If you see a crocodile, don't forget to scream!
Arghhhhhhhhhhhhhh!
.
La verità è che la razionalità delle nostre scelte viene scardinata dall'ostinazione di un sentire malato, debole e malinconico.
Passare davanti a quel cancello provoca una frattura del respiro che sbiadisce all'istante la determinazione a non salirci più, lungo quella strada in salita che porta alla tua casa.
Il fango delle lacrime che riempiono gli occhi con bastarda imprevedibilità copre il ricordo di quello che ci ha allontanati.
Io SO perchè non siamo più insieme. Ma, sempicemente, ancora NON LO SENTO. Il pensiero non riesce a convincere l'anima.
E cosa posso fare se non aspettare?
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Bisogna scavare, grattare fino a spaccarsi le unghie per trovare quello che stiamo cercando. Camminare fino a sentire la sete e la stanchezza.
A volte, invece, è necessario smettere di cercare
per vedere
quello che si stava cercando
vedere come il nostro affanno ce lo nascondeva, e la nostra tristezza
vedere la sua attesa, sputando via la nostra.
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Appena finito di leggere un post qui,
e mi ha travolto il ricordo di quanto spesso immaginavo aspettavo gioivo del giorno in cui avresti sentito lo strappo della mia assenza, il giorno in cui avresti sentito nella carne il respiro gemere il mio nome. Sarebbe stato il giorno dell'espiazione del MIO dolore di te.
Quel giorno è arrivato, molti anni dopo, e non ne sono stata felice.
Tristezza è tutto ciò che ne ho avuto in cambio, amore mio.
Qualche anno fa Winterblossom legge che ci sono donne la cui bellezza viene esaltata dalle lacrime, altre il cui viso si deforma e gonfia e arrossa quando piangono.
Alla prima occasione - e Winterblossom è una dalle lacrime facili, diciamolo - alla prima occasione Winterblossom si guarda allo specchio dopo avere pianto e non può fare a meno di constatare di appartenere alla seconda categoria.
La portata di questa rivelazione è notevole, perchè ogni qual volta Winterblossom sentirà che sta salendo dal diaframma l'onda delle lacrime, beh, sa che aspetto avrà il suo viso. Sapendolo, cercherà conforto nella solitudine, o volterà gli occhi facendo finta di guardare il paesaggio.
Winterblossom oggi ha imparato un'altra cosa.
Il vento di settembre asciuga rapidamente la componente acquosa delle lacrime e il sale che resta gonfia le palpebre arrossa la pelle schiarisce l'iride.
Winterblossom cerca di far prevalere la sua consapevolezza estetica ma è proprio sciocca.
Si è convinta che se non lascia traboccare l'acqua che le ha invaso i polmoni finirà col soffocare.
E allora piangi, Winterblossom.
Ma che non ti veda nessuno, per carità...
Ci sono cose che ci rifiutiamo di credere possibili.
Eppure queste cose accadono. E anche quando veniamo a sapere che sono effettivamente accadute, beh, ci vogliono ore, a volte giorni, perché il senso di quello che abbiamo saputo ci pervada.
Winterblossom era una ragazza presuntuosa, sì. Convinta, se non altro, di conoscere LUI meglio di chiunque altro.
Dunque, nonostante indizi macroscopici e una spiccata capacità di analisi, Winterblossom non riesce ad anticipare nemmeno una parola del dialogo seguente (dialogo, sia detto per inciso, che verrà ricostruito un po’ a braccio, perché quando Winterblossom ci ripensa, adesso, non sente proprio le parole di lui, sente un indistinto brusio…).
- Ciao
- Ciao
- Ti trovo bene…
- Grazie. Cos’è che mi dovevi dire di così urgente e così di persona, eh?
Winterblossom è fiera della sicumera che riesce a dimostrare. Sono guarita, sto bene, non lo amo piùùùù, pensa divertita. Ah ah.
- Stamattina ti ho detto che esco con una…
- No. Stamattina mi hai detto che scopi con una.
- Ecco. Penso sia giusto che tu sappia tutto. Così puoi essere completamente libera di vivere la tua nuova storia.
Winterblossom non coglie. Non anticipa. Non legge l’imbarazzo nella voce di lui. Winterblossom sorride (è stupida) e gli fa pac-pac sulla spalla sinistra, per accompagnare il racconto.
- Non è iniziata adesso.
- Cosa?
- La storia con F (F= la segretaria bionda)
- Dai? L’hai chiamata appena ci siamo lasciati, ah ah, neanche il tempo di lasciare raffreddare le lenzuola, ah ah…
Winterblossom ride. E’ davvero scema…
- Tre anni fa.
- Tre anni fa cosa?
- Ti ricordi che ho passato quel periodo terribile…il lavoro, i cazzo di parenti che mi davano il tormento…
- …
- Sono andato a letto con lei.
Winteblossom è una personcina dotata di una certa logica. E non vede un nesso fra le ultime due frasi che ha sentito. Ma, finalmente, capisce che lui le sta dicendo la più banale e ordinaria della cose: l’ha tradita.
E non ci crede. Impossibile.
- Una settimana, non di più, la prima volta. Poi si è trasferita, per lavoro, in Irlanda.
- La prima volta?
- Poi l’anno dopo, quando è tornata per le ferie.
- E…?
- Poi ancora l’anno dopo…
Winterblossom lo guarda e, per la prima volta, lo vede e sente le sue parole.
E adesso è davvero troppo stanca, e intristita, per continuare questo racconto…
Correre…
Appena scendo dalla macchina mi chiudo ad ogni rumore esterno infilando gli auricolari del lettore MP3. Uno sguardo veloce all’orologio. Comunque so già quanti minuti impiegherò a percorrere i quattro km di sentiero che cominciano appena oltre il parcheggio.
Comincia la musica e io non sento altro, non i miei passi, non il mio respiro. Corro.
All’inizio lentamente, curva a destra, curva a sinistra.
Ecco, adesso comincia la prima salita, breve, ma il ritmo della batteria, o un assolo di chitarra costringono le mie gambe in una cadenza uniforme, energica.
E io sto sorridendo, lo so.
Io canto, senza curarmi che qualcuno possa sentire la mia voce soffocata dalla fatica.
When you get what you want but not what you need …
E’ così, lo so io come lo sai tu…non possiamo tornare indietro, ma solo da dove siamo ora, solo da qui, riusciamo a vedere chiaramente cosa eravamo l’uno per l’altra. E cosa abbiamo perso.
When you loose something you cannot replace …
Discesa. I passi sono veloci. I piedi sembrano conoscere ogni irregolarità del terreno, ogni sasso o radice, le braccia si piegano per evitare i rami più bassi.
La felicità del corpo che si libera di ogni ricordo, che si scuote di dosso le tue mani le tue parole, che sputa fuori con il sudore quello che mi hai detto, quello che non riuscivo a capire da sola.
Don’t cry to me
If you loved me
you would be here whit me
Cosa è stato vederti piangere, qui, in questa casa, con le spalle schiacciate dai singhiozzi
Tu che non hai pianto neanche quando è morto tuo padre, amore mio
And every time you speak her name
Does she know how you told me you’d hold me
Until you die, ‘till you die
But you’re still alive
Immaginarti mentre fai l’amore con lei, mentre la tocchi, mentre cerchi sulla pelle di lei quello che non hai trovato poggiando le mani sui miei fianchi i miei seni
Correre, quando piove, con le foglie appesantite che sembrano accarezzare le mie braccia, con tenerezza, lasciare un segno sui palmi delle mani, che tengo aperte davanti al petto
correre, senza incontrare nessuno, ridere di come ogni ricordo sembri lontano superfluo estraneo
quello che importa, adesso, è il prossimo passo, pensare alla musica, pensare alla fatica dei muscoli
questo è reale
non il mio incantamento
non la mia stupidità
l’ultima salita, lunghissima, estenuante
wake me up inside
call my name and save me from the dark
bid my blood to run
before I come undone
save me from the nothing I’ve become
Nessuno mi richiamerà in vita, nessuno soffierà la mia anima dentro la mia carne come il Dio della Genesi per dare vita ad Adamo.
Correre, fino alla fine del sentiero, fino a sentire che non c’è più fiato nella gola, non ci sono più lacrime secche sotto le palpebre
Non c’è niente al mondo se non gli alberi che si chiudono a nascondere il sole e la luce che si inganna dentro le pozzanghere e il vento ed io.