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"I'd love to be one of those colorful early summer days
When everybody is happy that you came
Everybody smiles back at you
as soon as your eyes cross their eyes
But something has to happen first
I know winter has to come before it blossoms"
cinas in Questione di scelte
winterblossom in Questione di scelte
Bostoniano in Questione di scelte
winterblossom in Questione di scelte
giapatoi in Questione di scelte
winterblossom in Questione di scelte
superpomettomel in Questione di scelte
xanthippe in Questione di scelte
gattosecco in Questione di scelte
LoadingMind in Questione di scelte
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vicini
waiting for
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Sono ufficialmente stanca.
Stanca della maestra di matematica che mi dice Lascia che Michela ascolti la spiegazione come gli altri, come se potesse capirla. Stanca dell'altra che mi dice Mi sembra che le tue ore quando faccio inglese siano sprecate, perchè è tutta una spiegazione orale. Ma tu pensa, non avevo ancora capito che una bambina sorda NON avesse problemi con le lezioni orali in cui tu, capra, saltelli con due marionette sulle dita farfugliando in una lingua che potrebbe essere inglese mentre la classe è in totale ammutinamento.
Stanca di non lavorare quando i bambini sono malati. E di non essere di conseguenza pagata.
Stanca di dover sempre chiedere Posso?, come un'alunna.
Stanca di essere sempre l'ultima a ricevere la chiave dela macchinetta del caffè. E son cose.
Quindi, penserei...
Il falegname, o la contadina. La fiorista, non mi dispiacerebbe.
L'eremita. L'imbianchina. La lettrice per una vecchia rincoglionita. L'inventrice. La stordita. La magliaia. L'acquarellista.
Si accettano consigli.
- No, che peccato!
- Cosa Winter?
- La tua maglietta.... Ci ha già pensato qualcuno. Ecco, lo sapevo.
- Ma in che senso, scusa?
- Eh, è già da un po' che pensavo di farmene una così, con OVVIO scritto davanti E dietro. Ovvio, io dico sempre ovvio e quindi...
- Winter?
- Sì?
- Winter. Me l'hai fatta tu, questa maglietta.
- Ah.
Qualcuno, qualcuno con un'eccessiva fiducia nelle mie possibilità o con un perfido senso dell'umorismo, scrisse qui che il Camino è a prova di Winter.
E io sono qui a testimoniare appunto che NIENTE nel creato lo è.
Frecce gialle ovunque, si scrisse, conchiglie in ogni dove. Menzogna era.
Mi limiterò, per amor di sintesi, a riferire dell'ultimo e più grave episodio che testimonia della singolarità orientativa della Nostra e della deficienza segnaletica del Camino.
Winterblossom, munita d'una minuscola pila che emana un fantasmagorico fascio di luce argentata, parte dalla cittadina di Castrojeriz alle ore 6.15 del giorno 17 agosto, anno domini 2009.
(Nella cittadina era giunta, stremata, alle 17 del giorno prima, dopo due ore di marcia solitaria sotto il sole spietato delle mesetas, fuggita dall'isolato borgo di Hontanas dove aveva fatto sosta per immergere i piedi gonfi e vescicosi in una fresca fontana, e da cui non certo la voglia di continuare a camminare quanto piuttosto l'insistenza corteggiativa d'un bancario milanese l'aveva spinta ad allontanarsi. Solo pochi eletti sanno qual gloria procuri farsi 10 km nell'incendo del meriggio quando già si pregustava la doccia ed il giaciglio. L'ora tarda in cui la piccola cara arrivò a Castrojeritz, tuttavia, le precluse la possibilità di alloggiare in un albergue e si dovette quindi arrendere alle comodità di una camera singola in struttura privata. Quando Winterblossom vide le lenzuola ebbe un moto di commozione che riuscì a stento a trattenere; all'apparire del bagno suo personale nella sua di lei stessa camera proruppe in un alto grido d'incredulità e gioia. Fu una notte di pura felicità, insomma. Questa lunga premessa per spiegare l'altrimenti inspiegabile fiducia con cui la mattina dopo la pellegrina Winterblossom, guida alla mano, intraprese il cammino in direzione di Fròmista.)
Sono le 6.15, come si diceva.
E' buio, come si può agilmente immaginare. Basta un niente, tipo cercare nel marsupio una caramella che non c'è o frugare in una tasca laterale dello zaino per una pippatina di latte condensato direttamente dal tubo, per NON vedere la freccina gialla che immette nel sentiero sterrato. E continuare sulla strada asfaltata. Certo, presto ci si accorge che di frecce gialle non c'è traccia, presto ci si accorge che si deve essere sulla strada sbagliata. Ma se sulla vostra guida, che avete giurato di bruciare una volta tornate a casa, di fianco al sentiero sterrato corre una strada asfaltata che si congiunge col Camino dopo circa 10 Km, insomma, se con ogni evidenza voi state percorrendo quella strada asfaltata, perchè tornare indietro? Dopo due ore di sconforto, in cui il sole è sorto e s'è alzato alla vostra destra ("Va' che strano, oggi non è a est") invece che alle vostre spalle, giungete in un ameno paesotto, il cui unico abitante sveglio cercate di interessare al vostro smarrimento. E' evidente che lo smarrimento è letterale, oltre che metaforico. E' evidente fin da subito che non avete preso la strada asfaltata che corre parallela al sentiero, ma quella che se ne allontana perpendicolarmente.
Le indicazioni che riceve la Nostra sono confuse, le risate e l'empia perplessità che emanano dagli indigeni interrogati evidente e offensiva.
Dopo altre due ore di cammino in mezzo al nulla, le ultime due vecchine a cui chiedete indicazioni vi chiedono, benevole, da dove siete partiti e a che ora.
Castrojeriz alle 6.15.
Ridendo proprio a bocca aperta, indicano, alle vostre spalle ma piuttosto vicino, il castello sotto cui avete dormito quella notte.
Diciamo una deviazione di 12-15 km - chi può saperlo, forse più forse meno ma probabilmente più - per tornare al punto di partenza.
Poichè nel titolo s'annunciava l'intento, s'eviterà ogni ulteriore considerazione sullo sconforto, la desolazione, il senso d'essere un bruscolino di polvere, un semino di canapa nell'immensità inconoscibile del creato.
Spero tuttavia che gli Spiriti e le Forze che presiedono al Camino mi perdoneranno la reiterata esclamazione, dispersasi per altro nella solitudine di piane secche e aspre, che suonava pressapoco così:
Ma dov'è quella cazzo di freccia gialla di merda?
Si parte, dunque.
Camminare per cercare, trovare cosa sia vero e cosa inventato, cosa sia reale e cosa ombra, cosa amore e cosa sofferenza.
Cosa necessario alla vita, cosa alla felicità.
Camminare per non restare ferma.
Piove.
Sono felice che piova, ora che devo partire.
Tre anni fa, quando stavo organizzando questo stesso viaggio, un improvviso, sciocco dolore fisico mi lasciò qui. E ne fui segretamente felice. Ho paura, anche adesso.
Ieri sera ero al pronto soccorso. A far che, resterà un mistero: in effetti le premesse lasciano intendere che mi accadrà di tutto, come qualcuno aveva profetizzato.
In ogni modo partirò, fra poco.
Non arriverò al confine ideale del cammino, Finisterre sull'Oceano, non questa volta.
Ma oggi io parto.
Ma che libro mi consigliate di mettere nello zaino?
Winterblossom: Ho iniziato l'allenamento per il Cammino...per ora una tragedia.
Bloggeressa Animata da Perfida Perfidia: Parlami un po' dell'allenamento caminatorio... 3km al giorno riesci a farli? Ti stai allenando anche col peso del bagaglio? Stai mettendo nella sacca solo il minimo indispensabile?
W: Ovvio che riesco a fare 3 km...per chi mi hai preso?? Il problema sono i kg dello zaino. Ho messo circa 6.5 kg d'acqua (in bottiglia!) e pensavo di morire...Puah!
BAPP: Perché sono convinta che 'sto camino ti costerà tanto dolore e a me farà fare tante risate? Perché, eh? Perché?
W: Perchè sei CATTIVA, ecco perchè.
BAPP: Naaaaaaaaaaaaaaa!!! E' perché tu sei stordita. E nel tuo stordimento ne combinerai tante.
E tante!
W: E non lo saprà NESSUNO! Ecco.
BAPP: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! Non puoi farci questo! Non puoi FARMI questo!
VEDIAMO CHI LA CAPISCE
(E poi vorrei vedere voi! C'ho da scrivere la relazione finale sull'intervento co' Alex. Devo svagarmi)
E siccome vi so tutti in trepida attesa, gli occhi rivolti al cielo, gli stomaci chiusi da solidale inappetenza, incapaci di pensare con gioia all'inizio del week end, uniti nel tentativo di far convergere quivi le vostre forze mentali per propiziare l'evento con la stessa cieca determinazione dei muscoli addominali di uno stitico
Che poi non t'avrei certo chiesto di stabilire un contatto umano con me, una relazione.
Al limite una conversazione superficiale.
E' per questo che fatico ad accettare il tuo rifiuto.
Non ti era richiesto altro che una prestazione fisica, meno ancora: muscolare.
Pagarti non avrei potuto, e poi mi sarebbe sembrato davvero squallido. T'avrei fatto trovare un paio di birre ghiacciate, qualcosa di sfizioso da mangiare dopo.
Il fatto che io avessi bisogno di te, che credevo di non farcela, da sola, non significava nulla?
Comunque ho fatto come sempre, sai?
Sudore, fatica, e la piena soddisfazione finale.
Come sempre, dicevo. Ho fatto da sola.